famiglia vellano
La Famiglia Vellano

La storia della nostra cantina ha origine molto antiche inizia con la calata di Carlo V in Italia nel XVI secolo, la nostra famiglia di origine Borgognona era al seguito dell’ imperatore , intervenuto in Italia in guerra con il Re di Francia Francesco I, qui grazie ai servizi resi dall’imperatore delle terre nel Monferrato che per loro vocazione furono immediatamente piantate a vite, la prima cantina fu costruita scavata nella roccia (tufo) , direttamente in mezzo ai vigneti dove sono visibili ancora delle tracce dell’antico insediamento e cosi sfruttata sino alla fine del XVII secolo, quando vIene costruita in paese presso una delle case della famiglia una seconda cantina che venne utilizzata fino alla 1867, oggi sede della Spa Acquavitae.

 

 

 

Acquavitae

In tale anno il mio prozio inaugurò la terza cantina detta Cantinone, in quanto non si trattava di una sola cantina ma bensì di bene tre cantine collegate in quanto il Dionigi l’aveva costruita per i tre suoi nipoti i quali erano incapaci di lavorare in armonia e cooperazione, pertanto il Prozio aveva dovuto a malincuore costruire per ciascuno una propria cantina, qui duranti i lavori di circa dieci anni fa di restauro per adibirla a ristorante, venne ritrovata una statuetta egizia del VI secolo A.C. raffigurante il dio Osiride.

Statuetta ritrovata di Osiride

Questa statuetta racchiude in sé il legame tra il Monferrato e l’Antico Egitto. Raffigura Osiride, dio della rigenerazione, dell’oltretomba, sovrano dei defunti, garante della sopravvivenza umana e dio del vino. È rappresentato stante, mummiforme, con la barba posticcia. Sul capo porta la corona atef e l’ureo. Regge nelle mani i simboli del potere dei re: lo scettro hekat e il flagello nekhekh. Si trovava nascosta nella cantina della casa, sul piano di calpestio, coperta da materiali di varia natura. Il precedente proprietario della casa, nonché antenato dell’attuale, era Perpetuo Dionigi Damonte, nato a Piazzano, vicino a Camino. Intrapresa la via della chiesa, il sacerdote viaggia in Medio Oriente ed in Terra Santa, come missionario apostolico. Viene a conoscenza di un personaggio curioso, ambiguo ed affascinante: Giambattista Boetti, nato come lui a Camino, 2 giugno 1743 –  e morto nel Monastero di Soloveckij, 1798* Al ritorno dai suoi viaggi, divenuto parroco nel paesino d’origine, trova nella casa del Boetti, nella quale aveva preso dimora, delle lettere che lo spingono a scriverne una biografia. Siamo nel 1882.

Il ritrovamento della statuetta del dio Osiride nella casa del Damonte è molto intrigante: sebbene non sia possibile sapere se il reperto sia appartenuto al Boetti o sia stato acquistato dal Damonte, è però chiara la volontà di mettere un’immagine del signore della rigenerazione e dio del vino, a protezione della cantina dove riposava il vino stesso, i cui momenti di produzione nell’Antico Egitto simboleggiavano il mito di questa divinità. Molto probabilmente il mio avo aveva cercato in una divinità egizia l’aiuto per far dialogare e cooperare i tre fratelli litigiosi…

 

Osiri, Lotu, Gioanot

Siamo nel 1940, viene a mancare il mio bisnonno Maurizio (da cui Io prendo il nome) detto Lotu, il nome potrebbe far pensare a un diminutivo, vezzeggiativo mai realtà si trattava di un omone di 130 kg e di un 190 cm di altezza, famoso perché capace si versare il vino da un bottiglione da 12 litri in un bicchiere senza versarne una goccia fuori… Purtroppo la tenuta viene divisa tra i 8 figli, riducendosi molto in dimensioni e prestigio, al mio ramo tocca un ottavo delle terre e alcune case , è il nonno Giovanni (detto Gioanot) l’unico che decide di proseguire l’attività enologica , successivamente espansa da mio padre Pierino (detto Pierin) che decide di spostare nella valle sottostante l’attività nella nuova cantina che viene costruita nel 1961, per meglio sfruttare l’accresciuta dimensione aziendale, siamo nel periodo del boom economico, l’Italia vive un momento felice dove tutto sembra espandersi senza fine , in quell’anno anno nasco io Maurizio , unico figlio.

Tutto procede fino al 1986, l’anno dello scandalo del metanolo, tutta l’industria del vino Italiano viene travolta, tutto viene messo in discussione, l’immagine del mondo del vino crolla, e con questo tutte le certezze e i vecchi punti di riferimenti. Ci vorranno 20 anni per ritornare ai fasti di un tempo ma con valori e regole completamente diversi papà in questi anni bui, di caccia alle streghe in cui ogni produttore vinicolo viene messo alla gogna e additato come il peggior malandrino .

 

Maurizio Vellano

Papà Pierin non vuole che io mi occupi della cantina, anche se in cuor suo penso che ci tenesse, e mi invita ad occuparmi di altro, io fresco di studi mi appassiono di informatica aprendo una softwarehouse e, dopo pochi anni, passo all’autronica dando vita ad una società che diventa ben presto leader mondiale del settore. Trascorrendo lunghi periodi all’estero, ho la possibilità di confrontarmi con l’evoluzione del mercato USA, soprattutto nel settore del marketing enoturistico. Tornato in Italia, grazie all’esperienza acquisita, trasforma l’azienda vinicola di famiglia Pierino Vellano in Cà San Sebastiano Wine Resort SPA che diventa il banco di prova per idee, nuovi prodotti e soluzioni.

MAURIZIO VELLANO

Biografia di > Giovanni Battista Boetti